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L'ARENA
Verona, April
9
Fontana. Tutto esaurito per
l'esibizione del bravissimo chitarrista
affiancato da Greg Cohen al contrabbasso e
Cyro Baptista alle percussioni
Il raffinato viaggio di SPARKS
Ricrea con abilità le sfaccettature
della musica ebraica
TIM SPARKS è nato tra i
bellissimi boschi del North Carolina, e
dopo lungo girovagare si è
assestato addirittura a Fargo, North
Dakota, una cittadina (resa nota anche
dall'omonimo, bel film dei fratelli Coen)
che, come suggerisce la sua denominazione
e come la definisce Greg Cohen, è
"lontano da tutto".
«È
un buon posto per pensare», ci
racconta SPARKS, figura tarchiata da buon
bevitore, «e poi nella zona ci sono
varie comunità ebraiche, mi piace
molto suonare nelle loro varie occasioni
celebrative, i matrimoni e i bar-mitzvahs
(la cerimonia che, all'età di 13
anni, sancisce l'ingresso dei ragazzi
nella comunità, ndr). Io non sono
ebreo, né avevo particolarmente
studiato la cultura ebraica. Quando ho
cominciato a suonare da professionista,
più di un quarto di secolo fa,
facevo semplicemente jazz. Poi ho avuto
modo di conoscere e frequentare vari
musicisti, soprattutto dell'Europa
Orientale e del Medio Oriente, di matrice
ebraica, e sono rimasto folgorato.
È stata la musica il mio esclusivo
trait-d'union con questa
cultura».
Alla Radical Jewish Culture fa invece
senz'altro riferimento il grande Greg
Cohen, contrabbassista che, tanto per
dire, ha messo la sua firma su
Swordfishtrombones di Tom Waits.
Alto, magrissimo, Cohen ha il "fisico del
ruolo" da intellettuale newyorkese, e in
effetti vive nell'East Village. Completa
lo strano trio Cyro Baptista,
percussionista brasiliano ciarliero e
simpatico. In questo periodo suona con
Herbie Hancock, mentre Greg (che in Italia
è quasi di casa, ha collaborato
anche con De Gregori) ci dice, come se si
trattasse di ordinaria routine, che al
momento sta facendo qualcosa con Ornette
Coleman.
Il concerto del "lussuoso" trio alla
Fontana - oltre il "tutto esaurito" -
è stato, come nelle attese,
soprattutto un raffinato, delicato
excursus nelle svariate sfaccettature
della musica ebraica, affrontata con
spirito più jazzistico che folk;
quello con cui i tre, nel 2000, hanno
inciso un lavoro molto bello, Tanz, per
l'etichetta Tzadik di John Zorn.
Da quel disco sono stati tratti anche
alcuni pezzi del repertorio del
clarinettista-compositore ebreo Naftule
Brandwein come Araber Tanz, tra i momenti
più preziosi del set. Ritmiche e
tecniche complesse, quelle privilegiate
dal chitarrista, eseguite con
impressionante precisione e pulizia, senza
subordinare afflato melodico e cura delle
sfumature. Una raffinatezza sottile
evidente anche nel breve sipario solista
di SPARKS, per esempio in un Mississippi
Blues (di Willie Brown) che ha fatto
ricredere anche chi, crediamo, considera
la struttura blues come un canovaccio
scontato.
- Beppe Montresor
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